Finita l’esperienza di granaio a Venezia e smantellata la mostra, granaio si prepara per una nuova trasferta.
Anche questo blog temporaneo, che abbiamo aperto per seguire l’avventura lagunare, verrà interrotto. Tuttavia, abbiamo deciso di tenerlo aperto, per dare modo a chi fosse interessato di leggere gli interventi pubblicati.
Per seguire le ultime novità quindi vi rimandiamo al caro vecchio granaioamilano.blogspot.com
Tornando ai giri per il mondo, domenica 22 maggio granaio sarà ospitato nell’ambito di Terra Futura a Firenze, mostra-convegno sull’economia solidale, assieme a Zoes (www.zoes.it), il primo social network italiano dedicato alla equo-sostenibilità.
L’evento a cui ci associamo si chiama Words World Web - da qui il nostro nuovo nome - e si concretizzerà in tre giorni di incontri, discussioni e presentazioni sul tema delle reti e del 2.0, il tutto rivolto, soprattutto, ai soggetti dell’economia solidale.
Per chi volesse richiedere i ricavati del pranzo, le iscrizioni sono aperte! A lato le indicazioni precise su come fare. Per qualsiasi dubbio non esitate a scriverci, e non dimenticate di diffondere la voce ad artisti o inventori o chiunque possa essere interessato, specialmente a Firenze e dintorni!
granaiowww
22 maggio 2011
dalle 12 alle 16
Fortezza da Basso, Firenze
15 eurini
prenotazione obbligatoria qui: http://bit.ly/lQUhxl
Sulle problematiche della fruizione dell’arte contemporanea si è ampiamente parlato in diversi contesti; l’aspetto estetico, la poetica, la lettura politica, il legame con il contesto, sono solo alcuni dei numerosi punti critici.
Ciò che vorrei tentare qui è di capire se e come un’attività come granaio possa migliorare tale fruizione. Il principio di base, quello che ha spinto anche noi “fondatori” di Granaio a iniziare questo progetto, è quello di passare da una cultura di consumo a una cultura dell’attività. Costituirci come parte attiva di un sistema di produzione culturale (anche se in un certo senso ai suoi margini). Questo nostro gesto, che prende comunque inspirazione da altre persone, rappresenta il primo tassello di un effetto domino. Gli artisti che decidono di presentare dei loro progetti, di esporsi al giudizio di un gruppo di persone; i partecipanti al pranzo, che pagando una quota oltre al cibo si assumono l’onere di valutare gli artisti, di guardare l’arte con un vero spirito critico, in un certo senso puro o comunque molto poco mediato. Pochi altri contesti collegati alla produzione di arte contemporanea offrono questo opportunità.

Ma ciò che mi ha sempre colpito di più nell’organizzazione dei pranzi è l’entusiasmo che è in grado di generare intorno a se. Diverse persone, anche sconosciute, dispose ad aiutare, a dare una mano. È questo che ha dato forza fin dall’inizio al progetto, che l’ha fatto crescere e arrivare fino a qua. È sempre parso che le persone ritrovatesi intorno ai tavoli di granaio ne riconoscessero l’importanza simbolica oltre che la piacevolezza.
Quello che poi si nota dal tipo di progetti che hanno vinto le diverse edizioni è il rapporto intimo e addirittura indiscutibile tra situazione artistica e situazione sociale. Se è vero che l’individuo è socialmente assimilato alle sue scelte culturali, gli artisti hanno la grande responsabilità di fornirci dei segni, dall’altro lato noi abbiamo il compito di estrarne dei significati. Ma la lettura di un’opera d’arte si compone su diversi livelli, e in certi casi può definirsi “polisemica”, nel senso che può esprimere diversi significati.
Come scrive Nicolas Bourriaud, “a cominciare dallo stesso materiale (il quotidiano) si possono realizzare diverse realtà. “L’arte contemporanea è come una consolle di montaggio alternativa che turba le forme sociali, le riorganizza o le inserisce in scenari originali.” Secondo questa lettura lo stesso Granaio può essere considerato un’operazione artistica, che include la partecipazione di più soggetti con diversi ruoli.
Giovanni
Fare arte politicamente. Jean-Luc Godard, 1970.
EH EH EH
Cari lettori,
annunciamo ufficialmente data, luogo e modalità per partecipare al prossimo granaio.Le regole sono le solite, che potete vedere sotto. Per richiedere i ricavati del pranzo e per prenotarvi mandate una mail a questo indirizzo.
La scadenza per presentare i progetti sarà martedì 15 marzo, per prenotarvi il 18 marzo. Avete due settimane di tempo!
Ecco le coordinate:
granaio #5
domenica 20 marzo 2011, dalle 12 alle 16
Laboratorio Morion, Salizada San Francesco della Vigna, Castello - Venezia
10 euro di contribuzione
vincitori scorsa edizione: ABArchive, archivio dei borghi abbandonati d’Abruzzo
Spargete la voce, e accorrete numerosi!
Vostri,
bouganville_
faq
+ il mio progetto rientra nella tipologia supportata da granaio? Possono richiedere i finanziamenti di granaio gruppi o singoli individui che cerchino finanziamenti di piccola-media entità per un proprio progetto (circa 400 €). Non vi è alcuna restrizione in termini di tipologia di progetti presentati, o di discipline. Arti visive, musica, danza, teatro, informatica, ginnastica, giornalismo, non importa, lasciate libera la vostra fantasia.
+ come faccio a fare application per ricevere il ricavato del pranzo del 20 marzo? Basta mandare una email così composta all’indirizzo bouganvilleproject@gmail.com:
Oggetto:application Granaio #5 Vi risponderemo al più presto!Se volete presentare il progetto durante il pranzo, in qualsiasi forma (performance, screening, conferenza, concerto, etc) contattateci!Se riceveremo troppe richieste, i membri di bouganville sceglieranno quali potranno concorrere per il ricavato del pranzo. Cosa aspettate a farvi avanti?
+ come faccio a prenotarmi per partecipare al pranzo? Manda una mail a bouganvilleproject@gmail.com specificando il tuo nome e con quanti amici vieni.
Gli interventi precedenti hanno esplorato il rapporto tra artisti, meccanismi di finanziamento e pubblico, sfere pubbliche e democrazia.
Il trait d’union di argomenti così vasti e egualmente meritevoli di approfondimenti individuali è certamente la politica. Politica in questo caso non intesa come gioco di poteri e di fazioni, quanto nel suo significato dal sapore classico di creazione di uno spazio pubblico di partecipazione.
A riguardo trovo molto interessante la riflessione di Brigthon, (*)che parte dall’assunzione che l’arte sia prodotta da (e per) persone che la conoscono o la vogliono conoscere. Ciò evidenzia la contraddizione insita tra un sistema quasi elitario di chi conosce o vuole conoscere, e la pretesa di universalità di accesso alla fruizione e alla comprensione di un “bene comune” qual è l’arte da parte delle istituzioni pubbliche le quali, in modi diversi a seconda dei contesti politici di provenienza, prendono decisioni riguardo al finanziamento ed al supporto di questo bene.
Sunday Soup e Granaio, nascono in contesti diversi, dove il finanziamento all’arte ha dinamiche e regole profondamente differenti. Eppure condividono scopi e speranze.
Questo perché, e ci tengo a sottolinearlo una volta di più, non vogliono costituire un’alternativa ai sistemi che li circondano. Sono piuttosto piccoli tentativi dal basso per provare a completarli, a ridurre la distanza tra i due estremi sopra accennati, insomma a portare (riportare?) il bene pubblico dell’arte nel discorso pubblico.
- sonia per Bouganville
(*)A. Brighton-Consumed by the political: the ruination of the Arts Council

Quando, più di un anno fa, mi sono trovata ad approfondire le mie conoscenze sulle Sunday Soup e più in generale sulle pratiche sociali in ambito artistico, mi sono subito resa conto che non esisteva nessuna informazione in materia che fosse in Italiano. Allora è nata l’esigenza di ricercare e raccogliere informazioni sui diversi metodi alternativi di finanziamento nel sistema dell’arte. Così, se volete leggere SOCIAL PRACTICES. Nuove possibilità nel sistema dell’arte e non solo (il pdf è su internet), troverete diverse iniziative, ma anche una catalogazione di tutti i progetti che hanno il medesimo ‘format’ di Granaio - nati in seguito all’esperienza di un gruppo di Chicago -, oltre alla descrizione degli intenti di Bouganville. Ma qual’è la natura di questa sorta di pranzi? Cosa hanno in comune o di diverso l’uno dall’altro?
Non possiamo parlare solo di sostenibilità, finanziamento e ripetibilità di un fenomeno. In realtà, ognuno di questi pranzi ha una sua peculiarità, nessuno è identico ad un altro, sia per modalità di attuazione (variano i sistemi di votazione, organizzazione, selezione dei progetti, scopi…) sia per la diversità dei contesti sociali e culturali in cui si inseriscono e, soprattutto, per le dinamiche antropologiche che vedono svilupparsi.
Gli organizzatori danno vita a contesti “rituali” che a volte assumono connotazioni opposte o che singolarmente vanno a sviluppare altri tipi di progetti artistico/curatoriali.
Potrei fare nomi ed esempi, ma lascio a voi approfondire. Comunque sia, personalmente ho visto dar luogo ad un’esperienza in cui è stata molto importante la sperimentazione di un sistema democratico che ha dimostrato di non essere perfetto.
Da un lato, l’omogeneità dei progetti artistici non è stata richiesta per la partecipazione e ciò ha spinto la varietà degli ambiti ad attirare partecipanti con diversi interessi (arte visiva e performativa, teatro, danza, musica, architeturra…); ma col rischio di dar vita a delle “fazioni” in competizione l’un l’altra piuttosto che alimentare una interazione costruttiva fra i differenti campi di ricerca. Dall’altro lato, escludendo gli affezionati e chi ha veramente colto il senso del nostro operato, ci sono stati alcuni casi di persone che hanno cercato di imitare Granaio per puri scopi promozionali, dimostrando quanto possa essere forte il potere di una “contro-democrazia”. Tengo a precisare che queste sono mie opinioni personali. Forse influenzata dalla Social Aesthetics di Lars Bang Larsen, ho inteso Granaio più come un atto creativo che un’organizzazione di beneficenza per la redistribuzione di denaro, una concreta sperimentazione in cui i tradizionali materiali come le tele, il marmo e i pigmenti sono stati rimpiazzati da “relazioni sociopolitiche”, connotando non solo gli esiti positivi che a primo acchito si possono immaginare, ma anche fallimenti da non trascurare.
Non credo che tramite questo tipo di esperienze si possa dire che l’arte o gli artisti cerchino di avvicinarsi alla gente. Tranne gli organizzatori (e non tutti fra loro), chi partecipa è spinto a farlo per svariati motivi, dal denaro alla curiosità e alla voglia di condividere un pasto economico con facce nuove; ma in definitiva sono sempre tutti coloro che fanno parte del sistema artistico o quanto meno vorrebbero farne parte in qualche modo. Potete accusarmi di cinismo se volete, ma in realtà queste sono le parole di una persona molto fiduciosa nel prossimo; benché, avendo esperienza sia dell’ambito economico/dirigenziale sia del mondo degli artisti, ho capito che la stima e la fiducia non si possono estendere universalmente e tantomeno in questi settori, dove la concorrenza è spietata. Non è più tempo di utopie, ma credo nei micro-cambiamenti concreti se ponderati e perseguiti con sforzo valutando i possibili intoppi ed eliminandoli.
C’è un bel libro che consiglio a chi voglia trarre spunti interessanti sia a livello pragmatico che teorico sulle social practice, CONVERSATION PIECES di Grant Kester; se invece desiderate discutere o avere informazioni nel nostro caro e bellissimo idioma…chiedetemi pure.
- Nicole
InCUBATE parla delle Sunday Soups al Summit di Creative Time, ottobre 2010.
Per vederne altri dello stesso panel, seguite questo link al 2010 Creative Time Summit.
Giorno dopo giorno, l’attività di un giovane artista si divide in due parti essenziali, la sua effettiva produzione artistica da un lato, gli sforzi per essere riconosciuto come Artista dall’altro.
Sforzi quotidiani per ottenere precise forme di riconoscimento, mirando spesso ai punti cardine del sistema dell’arte: considerazione dei curatori, supporto dei galleristi; questi sembrano essere i passaggi chiave per sviluppare la carriera di un artista.
La forte influenza di alcuni gatekeepers (cioè di esperti del settore il grado quindi di giudicare nella maniera più “appropriata”) e il conseguente esercizio del loro potere, collide con altre forme di riconoscimento, basate su una più ampia comunità di riferimento.

GRANAIO è una piccola metafora di questa alternativa al sistema. La logica è molto semplice, e non va necessariamente contro il sistema vigente, semplicemente vi si affianca, riavvicinando l’arte a tutti noi.
Si perché è proprio questo il punto, riavvicinare l’arte alla gente, a chiunque, non solo agli esperti, quelli che usano paroloni complicati e giudicano tutto su una scala di “interessante”.
Tutti coloro che decidono di partecipare al pranzo di granaio sono chiamati in causa come parte attiva, sono tenuti a osservare e valutare la produzione di giovani artisti non come qualcosa di già dato, già deciso e appeso in qualche bel muro bianco (privato o pubblico), ma come qualcosa di cui discutere, qualcosa che vale la pena cercare di capire a fondo. Parlare di tutto questo davanti ad un piatto di zuppa, inseriti in una quotidianità disarmante, fa sembrare poi l’argomento di discussione decisamente vicino a noi, parte integrante delle nostre vite, di ciò che accade intorno a noi.
È questa la forza più grande di Granaio, e delle Sunday Soup nel mondo: per qualche ora un folto gruppo di persone parla di arte, e lo fa in un modo del tutto diverso, naturale, attivo. In fondo ogni sforzo di cambiare la società riguarda sempre un’attività sociale, un creare attraverso una comunità. Se tanta gente guarda in una nuova direzione, con il tempo anche altri inizieranno a farlo.
Granaio quindi, pur con i suoi limiti nelle dimensioni e nei processi, rimane un forte segnale verso il mondo dell’arte, mostra la voglia della gente di riavvicinarsi in maniera sincera e non mediata all’arte, e anche la voglia degli artisti di riavvicinarsi alla gente in modo genuino.
- giovanni per bouganville